“La Carta di Padova: salute dei giovani e stili di vita”

Su iniziativa del Dipartimento Salute Donna e Bambino dell’Università di Padova, con il patrocinio della Società Italiana di Pediatria (SIP), è stata presentata la “Carta di Padova”, dedicata a genitori, medici, pediatri, educatori, insegnanti. Il documento, pubblicato sulla rivista Frontiers in Pediatrics, riporta le informazioni scientifiche disponibili sul ruolo degli stili di vita nei bambini e negli adolescenti e i consigli per favorire corrette abitudini in età precoce.

La pandemia da Covid-19, e le conseguenti misure di contenimento e confinamento, hanno slatentizzato o esacerbato delle condizioni, sia nel campo della salute fisica che psichica, facendole emergere in modo manifesto. Le rilevazioni scientifiche indicano che solo il 2% dei giovani europei e nordamericani al di sotto dei 30 anni ha uno stile di vita “sano”, ovvero svolge attività fisica per almeno un’ora al giorno, consuma frutta e verdura quotidianamente, trascorre meno di 2 ore al giorno davanti agli schermi e si astiene da alcol e tabacco.

Tali condizioni possono evolvere in una vera e propria pandemia di malattie croniche non trasmissibili (cardiovascolari, tumori, diabete, obesità), dette anche “malattie dello stile di vita”. Alcune malattie iniziano in età pediatrica, anche se non sempre hanno un esordio nell’infanzia, e possono essere prevenute con l’adozione precoce di sani stili di vita.

«Investire sulla salute dei giovani, sin dall’età pediatrica, è una priorità globale per garantire la salute in età adulta e prevenire alcune patologie per le quali non esistono cure intese come risoluzione del problema, ma solo terapie per rallentare i sintomi e controllare la progressione. Molto è stato fatto, ma molto occorre ancora fare se si considera che in Italia circa il 20% dei bambini è in sovrappeso e il 10% è obeso», spiega Annamaria Staiano, Presidente SIP.

La “Carta di Padova” abbraccia 4 ambiti di intervento per la prevenzione: salute nutrizionale, cardiovascolare, respiratoria e mentale, proponendo consigli e raccomandazioni per le famiglie.

Salute nutrizionale: allattare al seno il proprio bambino; favorire il consumo quotidiano di frutta e verdura; scegliere farine poco raffinate; limitare il consumo di alimenti preconfezionati; ridurre il consumo di sale.

Salute cardiovascolare: sotto l’anno di vita: invitare il bambino a praticare 30 minuti di gioco attivo ogni giorno; da 3 a 5 anni: coinvolgere il bambino in giochi attivi e far praticare l’attività fisica preferita; da 6 a 17 anni: più di un’ora di attività fisica moderata ogni giorno, più di 3 ore di attività fisica strutturata sulla base della preferenza; evitare l’eccessiva esposizione agli schermi visivi (cellulare, computer, ecc.) massimo un’ora al giorno da 2 a 5 anni, massimo 2 ore al giorno dopo i 5 anni.

Salute Respiratoria: evitare l’uso di sigarette tradizionali ed elettroniche; limitare l’esposizione dei più piccoli all’inquinamento (evitare le vie di traffico maggiore).

Salute mentale: istituire usanze familiari per sviluppare e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità; giocare e trascorrere del tempo con i propri figli, dedicato e affettivamente investito; favorire un’educazione emotiva, cercando di accogliere tutte le manifestazioni del bambino, anche quelle negative come la rabbia e la delusione (validazione emotiva delle emozioni); impostare limiti, abitudini e orari: ciò dà sicurezza e favorisce l’autonomia.

Tuttavia, per creare benessere, occorre dare spazio anche agli aspetti relazionali e sociali della salute. «C’è una dimensione strettamente non sanitaria del concetto di salute che comunque va recuperata e posta a sfondo di questa iniziativa - commenta Giorgio Perilongo (Dipartimento Salute Donna e Bambino, Università di Padova), co-autore del documento -. La salute è un bene collettivo che è alla base del benessere personale e sociale. Riscoprirla come un diritto fondamentale dell’umanità vuol dire arricchire gli sforzi per promuoverla di elementi valoriali. Salute e ambiente sono un binomio imprescindibile, specie se si considera che la salute è creata e vissuta negli ambienti dove le persone vivono ogni giorno, dove studiano, lavorano, giocano, amano (OMS 1986). Ma c’è dell’altro; in quest’epoca di ripresa della vita dopo i mesi terribili della pandemia operare per la salute vuol dire costruire una nuova identità comunitaria, creare un volano per un recupero della coesione sociale e per l’affermarsi di relazioni di reciprocità».

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