La scienza del sudore (e i segreti della puzza)

Perché alcune persone non hanno bisogno di deodorante e altre invece sì? Viaggio nei misteri degli odori del corpo umano, partendo da uno studio recente dell’università di York.

La colpa del cattivo odore del sudore è di una particolare specie di batteri. Lo rivela uno studio dell'Università di York. Shutterstock

Amettiamolo, se c’è un momento in cui ci rendiamo conto che il corpo umano "ha" un odore, ecco, quel momento è arrivato: l’estate. Non è sempre piacevole. Perché se da un lato è vero che il sudore sarebbe neutro dal punto di vista olfattivo, dall'altro la scienza ci spiega che età, dieta, genetica e igiene fanno sì che alcune persone producano un odore più o meno intenso. E poi ci sono i batteri che prosperano nei nostri "ambienti umidi" (per esempio, le ascelle) che, col sudore, producono sostanze maleodoranti.

È vero, esistono i deodoranti che, a seconda del tipo, provano a eliminare i batteri, riducono la quantità di sudore o, più semplicemente, si limitano a coprire gli odori con fragranze e profumi. Purtroppo però non sempre funzionano, anche se la scienza non smette di lavorarci…

Una folata proveniente da un'ascella... importante può essere un'esperienza poco piacevole. . © Shutterstock

I ricercatori inglesi hanno decodificato la chiave di questo processo: una particolare proteina che permette ai batteri di trasformare i composti del sudore.

Una scoperta importante che, in teoria, potrebbe essere il punto di partenza per la produzione di deodoranti in grado di inibire la proteina e interrompere il meccanismo del cattivo odore. Anche perché - come afferma la ricerca - è solo un numero relativamente piccolo di batteri a produrre gli odori peggiori. Ma è presto per cantare vittoria. Creare nuovi deodoranti non sarà affatto facile: i batteri infatti non vivono solo sull’epidermide, ma anche all’interno della pelle, dove comincia a formarsi il cattivo odore e dove è difficile far arrivare queste sostanze "bloccanti". Che sia questa la prossima frontiera della scienza dei deodoranti?

Ma le persone che hanno un odore del corpo più intenso - quando ne sono consapevoli - si lavano molto di più, usano un sacco di deodoranti e si cambiano molto spesso d’abito. Quindi in molti casi non è questione di igiene quanto di microbioma. Purtroppo questo non tutti lo comprendono».

And the winner is… In una classifica dei migliori “nasi” tra i mammiferi, in base al numero di geni olfattivi, l’uomo è virtualmente tredicesimo. Lo dice una ricerca del Dipartimento di Biologia applicata dell’Università di Tokio, pubblicata sulla rivista Genome Research. Abbiamo “solo” 396 geni olfattivi e fanno meglio di noi il toporagno (563 geni olfattivi), il coniglio (768), il porcellino d’india (796), il cane (811), lo xenopo tropicale (824), il cavallo (1066), il topo (1130), la tartaruga dal guscio molle della Cina (1137), la mucca (1186), l’opossum (1188), il ratto (1207) e l’elefante africano che guida la classifica con 1.948 geni olfattivi: diversi studi studi hanno stabilito che gli elefanti africani possano distinguere molecole odorose con differenze strutturali estremamente sottili che gli esseri umani e altri primati non possiedono.

Squali. Ben due terzi del cervello degli squali sono dedicati alle funzioni olfattive. Gli squali possiedono nella cavità nasale una serie di pieghe delicate, le cosiddette lamelle nasali, dove si trovano i primi neuroni sensoriali. Ma secondo gli studiosi non è vero che lo squalo sarebbe in grado di sentire una goccia di sangue a diversi chilometri di distanza. Anche se l’olfatto di uno squalo è estremamente acuto, non è migliore di quella di altri pesci: «Da quello che sappiamo per ora, non è vero che possono sentire l'odore di una goccia di qualsiasi cosa in una piscina olimpionica», spiega Tricia Meredith, biologo presso la Florida Atlantic University di Boca Raton.

Api anti-esplosivo. Le chiamano Bomblebees, sono le api e vespe addestrate per riconoscere gli esplosivi. La Inscentinel, una società di Hertfordshire ha ricevuto 250.000 sterline dal governo britannico per metterle alla prova: l’olfatto delle api sarebbe efficiente come quello dei cani. Ma secondo Ivan Hoo, amministratore delegato di Inscentinel, mentre addestrare un cane può richiedere sei mesi, gli insetti sarebbero più adattabili, e imparerebbero a riconoscere un esplosivo in... 6 secondi. Tuttavia, gli scienziati britannici sono scettici: secondo loro basterebbe l’odore di un fiore per distrarre un’ape dallo scoprire dell'esplosivo.

Memoria olfattiva. Secondo il Sense of smell institute (parte della Fragrance Foundation attiva dal 1949 allo studio degli odori), possiamo ricordare gli odori con il 65% di precisione dopo un anno, mentre il richiamo visivo è si abbassa al 50% dopo soli tre mesi.

Cattivo olfatto. Alcune persone hanno un senso dell’olfatto distorto, che farebbe percepire loro gli odori erroneamente o scambiarli con altri. Questo disturbo ha un nome: parosmia. E c’è anche la fantosmia: la percezione nell’ambiente di odori inesistente dei quali non è presente alcuna molecola. Odori fantasma, appunto.

Nasi milionari. Naso prezioso quello del viticultore olandese Ilja Gort, che l’ha assicurato per 5 milioni di euro nel 2008 ai Lloyd di Londra. Il motivo? Sarebbe un elemento imprescindibile del suo lavoro. La pensa così anche Nigel Pooley, guru dei classificatori di formaggio per il mercato commerciale, che ha assicurato il suo olfatto per una cifra persino maggiore.

Odore di vichinghi. Al Jorvik Viking Centre, della città di York, i ricercatori sono riusciti a ricostruire gli odori dell’epoca vichinga e lo ripropongono ai visitatori incluso nel prezzo del biglietto. Provare per credere.