Damiano Tommasi? Affari sballati e soci "sbagliati": le ombre sul candidato sindaco a Verona

Se non fosse «che l'attività estera come noto, può essere svolta da succursali ma con esse la tassazione deve essere pagata in Italia», fa notare un suo avversario tignosetto. Ma sta bene. 

 Ora Tommasi, naturalmente, in tutto ciò non ha alcuna colpa; non ha commesso reati; e non lo può sfiorare nemmeno l’accenno di un sospetto. Ci mancherebbe altro Damiani magari non si è accorto di nulla. Però è indubitabile che, nella lotta al coltello del ballottaggio stride l’idea che si candidi a sindaco un imprenditore con qualche problema di gestione di cassa e con frequentazioni societarie eticamente non irresistibili. Ci sta, nell’agone elettorale, che tutto questo possa riverberarsi sulle ambizioni municipali del neofita Tommasi. E ci sta - diciamola tutta- che qualche avversario ne possa pure approfittare. 

Questo avviene a centrosinistra. A centrodestra, invece, Sboarina rischia parecchio non accettando di apparentarsi con Flavio Tosi. Il quale, in caso di vittoria, aveva chiesto in cambio 9 consiglieri più il vicesindaco ossia la compagna Patrizia Bisinella (con i quali l’ex sindaco ed ex Leghista ora in Forza Italia avrebbe potuto controllare e, perfino, far saltare l’intera giunta...). 

Insomma. La sinistra punta sulla faccia pulita di Tommasi, Sboarina si concentra sulla coscienza politica degli elettori di centrodestra in attesa - pare - di un colpo di lombi. Forse.