Le quattro raccomandazioni per salvare il nostro oceano

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Rivolgendosi alla plenaria, il presidente portoghese Rebelo de Sousa ha affermato che «Lisbona è il luogo giusto per l’Ocean Conference perché l’oceano  è stato  essenziale per trasformare il  Portogallo  in  quello che  è  oggi».

Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha esortato la comunità internazionale a impegnarsi e unirsi per la protezione e la conservazione dei nostri mari. Dal suo Paese, l’ex premier e presidente socialista del Portogallo, ha delineato quattro raccomandazioni per garantire che la venga invertita la marea e,  citando il poeta portoghese Fernando Pessoa, ha detto di soperare che la Conferenza rappresenti un  momento di unità  per  tutti gli Stati membri: «L’oceano ci collega tutti, ma poiché abbiamo dato per scontato l’oceano, oggi dobbiamo affrontare  una  “emergenza oceanica” e la marea deve essere invertita. La nostra incapacità di prenderci cura dell’oceano avrà effetti a catena sull’intera Agenda 2030».

Alla prima Ocean Conference Onu, tenutasi 5 anni fa a New York, i delegati avevano  chiesto di  invertire il declino della salute degli oceani. Secondo Guterres «Da allora, sono stati compiuti alcuni progressi, con la negoziazione di nuovi trattati per affrontare la crisi globale  dei rifiuti di plastica  che sta  soffocando  gli oceani e i progressi della scienza,  in linea con l’). Ma non facciamoci illusioni. Molto di più deve essere fatto da tutti noi insieme».

Dopo questa premessa, il capo dell’Onu ha delineato 4 raccomandazioni chiave:

2 Replicare il successo oceanico. Per Guterres, «L’oceano deve diventare un modello su come possiamo gestire i beni comuni globali  per il nostro bene superiore e questo significa prevenire e ridurre l’inquinamento marino di ogni tipo, sia terrestre che marittimo. Questo comporterebbe l’intensificazione di efficaci misure di conservazione basate sulle aree marine protette e la gestione integrata delle zone costiere».

4 Più scienza e innovazione. Infine, Guterres ha sottolineato la necessità di «Più scienza e innovazione per spingerci verso un nuovo capitolo dell’azione oceanica globale. Invito tutti ad aderire all’obiettivo di mappare l’80% dei fondali marini entro il 2030. Incoraggio il settore privato a partecipare a partnership che supportano la ricerca oceanica e la gestione sostenibile. Ed esorto i governi ad aumentare il loro livello di ambizione per il recupero della salute degli oceani».

Il segretario generale dell’Onu ha concluso con un roverbio swahili: “Bahari itatufikisha popote”,  che significa “l’oceano ci porta ovunque”, e ha invitato tutte le persone a impegnarsi nell’azione oceanica.

A Lisbona è intervenuto anche il presidente dell’Assemblea generale  dell’Onu, il maldiviano Abdulla Shahid che ha ribadito che «L’oceano ci collega tutti e la Conferenza è il luogo per dimostrare gli impegni globali».

L’isolano Shahid ha ricordato: «Sono un figlio dell’Oceano (…) ma al di là di quelli di noi che guardano ogni giorno all’orizzonte blu, l’intera umanità fa affidamento sull’oceano per la metà dell’ossigeno che assumiamo. Ecco perché siamo qui questa settimana, per rappresentare una risorsa che ci ha accompagnato per tutta la nostra esistenza» e ha invitato tutti ad approvare la mozione conclusiva “Our ocean, our future: call for action”.