In Salute. Donare il corpo alla scienza: ora si può | Il Bo Live UniPD

Da ben prima di Andrea Vesalio lo sviluppo della scienza medica è strettamente connesso con la possibilità di utilizzare cadaveri, fondamentale per l’incremento e l’esercizio delle conoscenze anatomiche. E ancora oggi, pur disponendo di modelli realistici e simulatori virtuali sempre più efficaci, l’osservazione diretta e concreta del corpo umano è un elemento insostituibile per la ricerca e per la formazione dei giovani medici.

Un cambiamento che, si spera, dovrebbe invertire un trend che rischia di impoverire i nostri atenei e il sistema Italia. “Da tempo i nostri chirurghi hanno iniziato a recarsi all'estero per poter esercitare le varie tecniche che poi applicano nel vivente, perché in Italia si è affievolita la tradizione dell’uso del cadavere per la formazione pratica”, spiega a Il Bo Live Raffaele De Caro, docente di anatomia e direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, che per anni si è speso per l’approvazione della legge. Un quadro che adesso dovrebbe cambiare: “La legge ha la finalità sia di dare al cittadino la possibilità di effettuare una donazione del corpo per un miglioramento della formazione in ambito medico e chirurgico, sia di mettere a disposizione dei medici, in particolare dei chirurghi, l'opportunità di svolgere la loro formazione pratica di eccellenza direttamente in Italia, vicino alla sede in cui esercitano la loro professione”.

Secondo la nuova normativa il corpo può essere donato alla scienza con le stesse modalità previste per la Dat, vale a dire con atto pubblico o scrittura privata consegnata all'ufficio dello stato civile del comune di residenza e alla Asl di appartenenza, a cui spetta il compito di conservarla e di trasmetterla telematicamente alla banca dati Dat. La revoca al consenso può essere effettuata con le stesse modalità in qualsiasi momento. A differenza della legge n. 219/2017, nella dichiarazione di consenso alla donazione post mortem deve essere obbligatoriamente indicato un fiduciario a cui spetta poi l'onere di comunicare al medico che accerta il decesso l'esistenza del consenso. Ora si spera che, come per la donazione degli organi, la legge 10 dia anche l’impulso per un cambio di sensibilità. A questo riguardo è utile ricordare che, come spiega ancora il professor De Caro, “non esiste alcuna incompatibilità tra la donazione degli organi e quella del corpo alla scienza. Noi riteniamo in ogni caso prioritaria la donazione d'organo, perché ha una finalità diretta sul vivente e soprattutto sul malato, ma la seconda finalità non è incompatibile, perché dopo aver effettuato l’eventuale prelievo d'organi per trapianto il corpo può sempre essere utilizzato per il processo di formazione”.

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