"Rimandata in matematica perché leggeva La Nazione"

Intervista a Federico Taddia, autore della biografia destinata ai ragazzi. La grande passione per la Fiorentina, aspirava a diventare giornalista sportiva

La nascita in via Cento Stelle, ma anche il liceo Galileo Galilei. Per una che non credeva nel destino, tutto sembrava già deciso. In realtà la galassia di Margherita Hack è immensa e come dice il libro di Federico Taddia “Nata in via delle Cento Stelle“, comprende "gatti, biciclette e parolacce".

Scrittore, conduttore e divulgatore, Taddia con l’esploratrice del cielo ha scritto due libri, realizzato un programma tv e, sopratutto ha passato con lei un sacco di tempo.

Come nasce questo libro, edito da Mondadori, uscito proprio nei giorni dell’anniversario della nascita?

"Prima di tutto per raccontare ai ragazzi di oggi questa donna dalla vita straordinariamente semplice, ma vissuta nel segno della verità e dell’ironia, con lo sguardo sempre rivolto al futuro. Un vero esempio per i giovani".

Nonostante il trasferimento a Trieste, ha sempre avuto la sua Firenze nel cuore.

"Firenze, tutti i luoghi della sua infanzia e della sua gioventù. Come la Fiorentina, una passione infinita: conosceva a memoria risultati, formazioni, statistiche. A scuola aveva fondato la “Società segreta della Fiorentina ”: lei e qualche compagna nell’intervallo si nascondevano nel bagno e disegnavano sul muro le sagome de giocatori e facevano gli schemi di gioco. Lo sa che per colpa de La Nazione alle medie Margherita è stata rimandata in matematica?"

"Esatto. Margherita sognava di diventare una giornalista sportiva. E tante volte fu beccata in classe a leggere le cronache della Fiorentina su “La Nazione”. Così alla fine dell’anno scolastico il professore di matematica gliela fece pagare rimandandola a settembre. Le piaceva così tanto lo sport che si riscriveva e reinterpretava con parole sue gli articoli sulle partite. Oppure faceva finta di essere lei al microfono. Per seguire sia il campionato sia i mondiali, si costruì da sola addirittura una radio perfettamente funzionante".

"Esatto, dove incontrò il suo Aldo: si sono sposati e amati tutta la vita. Quando si sono conosciuti lei aveva 11 anni e lui 13. Si piacquero subito. Poi Aldo dovette lasciare Firenze, ma tornò per l’Università, si rincontrarono e non si lasciarono più. Si sposarono nel ’44 e quella forse fu la prima volta che Margherita andò dal parrucchiere. Raccontava che fecero il pranzo di nozze loro due soli in una trattoria al piazzale Michelangelo, mangiando gli spaghetti più cattivi del mondo. E mentre lo raccontava rideva, con un pizzico di nostalgia".

"Certamente la zona di Arcetri, ma anche il Poggio Imperiale dove trovò il suo primo gatto, anzi gatta, la Ciompa, e da lì nacque un altro grande amore della sua vita. Ciompa perché a scuola stava studiando la Rivolta dei Ciompi, mi disse".

"Lei diceva sempre: “Sono tutte bischerate!“ E alla domanda, di che segno sei rispondeva decisa e solenne: “Io sono del segno del gatto. Visto che è tutta e solo un’invenzione, almeno mi scelgo il segno che più mi assomiglia“. Lei si sentiva proprio un gatto: diceva che quell’animale le assomigliava, che provava gli stessi sentimenti di affetto e di gelosia, di calore e ribellione. “Sono una donna felice e indipendente, proprio come i miei mici“".