L’INTERVENTO Cosa significa «Credere nella scienza»

Oggi viviamo in tempi in cui le bugie molto spesso sostituiscono la verità. Questo perché i potenti, corporazioni e banchieri, dettano le regole e fanno valere i propri interessi non soltanto nell’economia, nella politica, nei media, nelle organizzazioni internazionali, ma vogliono mettere sotto controllo anche la scienza. Vale la pena di ricordare, in questo contesto, che la scienza è stata considerata a lungo una roccaforte della logica e della ragione. Gli scienziati non traggono conclusioni basate su emozioni, sentimenti o pura fede. Si tratta di costruire un corpo di prove riproducibili. Questo è quello che la scienza era una volta. Ma da quando la tecnocrazia e il transumanesimo sono saliti alla ribalta, hanno portato con sé la propria forma di scienza – lo “scientismo” – che è fondamentalmente la religione della scienza.

Sheldon Richman, scrittore, editore del “The Libertarian Institute”, scrisse tra l’altro: “Lo slogan che va per la maggiore oggi ‘Credi nella scienza’, viene spesso usato come arma contro le persone che non rifiutano la scienza in linea di principio, ma che accettano un’alternativa basata su risultati scientifici di spicco. Apparentemente, secondo il modello della scienza dei ‘credenti’, la verità scende dal monte Sinai grazie a un gruppo di scienziati uniti le cui dichiarazioni non si possono mettere in discussione. I dissidenti possono essere ignorati perché sono al di fuori del gruppo dei cosiddetti ‘scienziati eletti’. Ma questa non è scienza: è uno stereotipo della religione. Ciò che questa “scienza” produce sono soltanto dogmi. Nella scienza reale non esiste nessun “eletto” o alcun “politicamente corretto”. Come dovremmo vivere, non è una di quelle domande a cui gli scienziati sono particolarmente qualificati a rispondere.

In “Against Scientific Gatekeeping”, pubblicato della rivista “Reason”, nel numero di maggio 2022, il dott. Jeffrey Singer sostiene che “la scienza dovrebbe essere una professione, non un sacerdozio”. Poi prosegue discutendo dell’intolleranza del “clero scientifico” nei confronti delle nuove idee, in un contesto in cui di pari passo “i motori di ricerca e la digitalizzazione della letteratura scientifica erodono definitivamente l’autorità di questi scienziati come guardiani della conoscenza”. Poi scrive: “La maggior parte delle persone preferisce gli esperti, ovviamente, soprattutto quando si tratta di assistenza sanitaria. Ma sorge un problema quando alcuni di questi esperti (spesso presenti sulle TV) esercitano un’influenza smisurata sulle opinioni di altri esperti e quindi stabiliscono un’ortodossia imposta da un sacerdozio. Se qualcuno, esperto o meno, mette in dubbio l’ortodossia, commette – a loro avviso – un’eresia e perciò deve essere punito o almeno messo imn disparte. Il risultato è quello che vediamo oggi: il pensiero di un gruppo eletto sta minando il progresso scientifico. La scienza è l’opera dell’uomo. Lo scientismo è una fede dogmatica, cieca, nella scienza. Lo scientismo ha bisogno delle proprie leggi di culto, di nuovi sacerdoti e sant’uomini, ma anche di regole per identificare gli eretici – quelli che la pensano diversamente, anche se i loro giudizi sono basati sulle ricerche scientifiche. In breve, lo scientismo e il populismo sono due gemelli malvagi della società odierna”.

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