Un drone sottomarino per monitorare la salute del mare: le nuove tecnologie al servizio della 'blue economy'

Un drone sottomarino per monitorare la salute del mare: le nuove tecnologie al servizio della 'blue economy'

Una serie di metodi e tecnologie per rendere più competitiva e smart l’economia blu che ora saranno messi a sistema grazie al nuovo progetto Tech.Ra

Un drone sottomarino capace di raccogliere informazioni utili per il monitoraggio della salute del mare, oppure una app che permette ai consumatori di individuare le aziende di pesca più vicine tra quelle che fanno vendita diretta o consegna a domicilio. Sono solo due delle soluzioni nate grazie al Programma di Cooperazione transfrontaliera Interreg V A Italia-Croazia, ora in via di conclusione. Una serie di metodi e tecnologie per rendere più competitiva e smart l’economia blu che ora saranno messi a sistema grazie al nuovo progetto TECH.ERA.

Finanziato dalla Commissione Europea con 600.000 euro, il progetto favorirà la capitalizzazione dei risultati raggiunti dal Programma Interreg tra il 2014 e 2020 e preparerà al tempo stesso il terreno per la prossima programmazione, sviluppando nuove idee progettuali. Un’attività che coinvolgerà docenti e ricercatori di tre dipartimenti dell’Università di Bologna: il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione (DEI), il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali (BiGea) e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari (DISTAL). Il kick-off meeting di lancio dei lavori si è tenuto lo scorso 20 maggio a Ravenna.

“Il progetto TECH.ERA è focalizzato in particolare sugli strumenti per l’analisi dei dati relativi agli ecosistemi del Mar Adriatico Centro-Settentrionale, che sono di estremo interesse per la loro altissima biodiversità”, spiega Luca De Marchi (DEI), professore che ha coordinato il progetto Interreg SUSHI DROP, da cui è nato un drone sottomarino per il monitoraggio della salute del mare. Le attività di TECH.ERA non saranno però d’aiuto solamente per studiosi e ricercatori: le informazioni raccolte e i modelli sviluppati saranno infatti condivisi online su piattaforme digitali aperte.

“Le associazioni ambientaliste, le imprese del settore ittico e le comunità di tutti i territori interessati potranno utilizzare i dati raccolti e gli strumenti sviluppati per implementare nuove forme di protezione dei mari e ottimizzare le attività di pesca, al fine di aumentarne la sostenibilità ambientale”, aggiunge Alessia Cariani (BiGeA), che ha coordinato il progetto Interreg PRIZEFISH. “In TECH.ERA verranno messe a sistema interessanti opportunità per aumentare la competitività, la sostenibilità e il valore delle imprese della filiera ittica, tra cui app per mettere in contatto diretto aziende e consumatori, realizzando la circular sea economy adriatica”, conclude Luca Camanzi (DISTAL).

Insieme ai tre dipartimenti dell’Alma Mater coinvolti, il progetto TECH.ERA include anche quattro partner italiani (ASSAM, Comune di Ravenna, OGS e Veneto Agricoltura) e tre croati tra enti di ricerca, amministrazioni regionali ed agenzie del settore: il Ministero dell’Agricoltura Croato, la Contea di Zara e l’Euroregione Adriatico Ionica.

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