Come raccontare "questa" crisi di calore in modo corretto

Informare sul clima è una grande responsabilità

A giugno 2022 l’Italia si trova a fare i conti con un’ondata di calore che perdura da settimane e ancora non accenna a placarsi. Con la colonnina di mercurio perennemente al di sopra dei 30 gradi, l’unico modo per trovare ristoro è accendere il climatizzatore; peccato però che i prezzi dell’energia siano alle stelle, soprattutto a causa della guerra in Ucraina. Nel frattempo, diversi comuni sono costretti a razionare l’acqua per uso domestico, con i fiumi in secca dopo mesi e mesi di precipitazioni scarsissime.

 

Insomma, è un periodo in cui in Italia non si può fare a meno di parlare di clima. Ce ne sono stati altri in passato, e ce ne saranno altri in futuro. Ma qual è il modo corretto per farlo? È ancora lecito relegare il caldo tra le curiosità e i fenomeni di costume, mostrando i turisti che fanno il bagno nelle fontane? Oppure è il caso di rimarcare le conseguenze drammatiche a cui ci espone la crisi climatica, con il rischio di allontanare le persone invece di spingerle a reagire?

 

E ancora: ormai è assodato che il riscaldamento globale sia alla base di fenomeni meteorologici estremi molto diversi tra loro, dalle ondate di siccità agli uragani, ma in quali circostanze è lecito palare di un vero e proprio rapporto di causa-effetto? Questi sono gli interrogativi che si pongono (o si dovrebbero porre) ogni giorno i professionisti dell’informazione, chiamati a interpellare i dati e tradurre la scienza in un linguaggio comprensibile e quindi utile. 

 

Si tratta di un’enorme responsabilità di cui non tutti si rendono conto. Una corretta informazione, infatti, è il presupposto fondamentale per consolidare una cittadinanza attiva e consapevole. E sappiamo bene come l’azione per il clima sia, inevitabilmente, un’azione collettiva.