Pari opportunità, sì è svolta la cerimonia di premiazione L’Oréal – Unesco 'Per le Donne e la Scienza'

Pari opportunità, sì è svolta la cerimonia di premiazione L’Oréal – Unesco 'Per le Donne e la Scienza'

24 Ore Milano, 13 giu. (Adnkronos/Labitalia) - Nella cornice del museo della scienza e della tecnologia di Milano, si è svolta la cerimonia di premiazione della ventesima edizione italiana del premio L’Oréal – Unesco 'Per le Donne e la Scienza', il primo riconoscimento interamente dedicato alle donne che operano in ambito scientifico (Stem) che assegna una borsa di studio del valore di 20mila euro a ciascuna delle sei vincitrici under-35 di ogni edizione. Dal 1998 L’Oréal e Unesco si impegnano con il progetto 'For Women in Science', che nei suoi 24 anni di vita ha sostenuto 3.900 ricercatrici provenienti da oltre 110 Paesi nel loro percorso di carriera. Cinque di queste scienziate, dopo aver vinto il premio L’Oréal-Unesco, sono state insignite del premio Nobel: tra loro Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, vincitrici del Nobel per la Chimica nel 2020. Oggi ‘For Women in Science’ trova il suo naturale collocamento nel vasto programma incentrato sulla promozione della vocazione scientifica femminile a livello internazionale e sul riconoscimento dell’impegno delle ricercatrici di tutto il mondo a cui L’Oréal e Unesco lavorano con entusiasmo e dedizione.“Siamo molto felici di poter presentare la ventesima edizione di un riconoscimento importante, nato 20 anni fa per aiutare le donne che lavorano in ambito scientifico", ha affermato François-Xavier Fenart, presidente e amministratore delegato di L’Oréal Italia, mettendo in luce la lungimiranza avuta all’epoca della sua istituzione. “Noi di L’Oréal -ha proseguito Fenart- abbiamo investito moltissimo tempo e risorse per ‘For Women in Science’ e siamo fieri della fama che ha raggiunto in questi due decenni”. Il presidente e ad di L’Oréal Italia ha quindi concluso: “Secondo l’Unesco le donne rappresentano solo il 33% dei ricercatori a livello globale e affrontano ancora grandi difficoltà, molte di esse determinate da preconcetti errati ed anacronistici. Le vincitrici di questa e delle passate edizioni del premio L’Oréal – Unesco “Per le Donne e la Scienza” dimostrano con risultati concreti non solo che non esistono materie ‘maschili’ e materie ‘femminili’, ma anche che la maggiore presenza di donne in ambito scientifico rappresenta una risorsa a cui non si può più rinunciare. Sono dunque molto orgoglioso di premiare sei brillanti giovani ricercatrici che, grazie a questa borsa di studio, potranno portare avanti i loro progetti di ricerca in Italia”.Nel corso della cerimonia di premiazione è intervenuta anche la ministra per le pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, già ricercatrice all’Università di Pavia e professore associato di analisi matematica presso l'Università degli studi di Milano. Bonetti ha parlato del ruolo cruciale che le donne stanno avendo ed avranno nella scienza: “Ringrazio L’Oréal Italia -ha detto- per avermi invitata oggi e per il suo impegno nel supportare le giovani ricercatrici italiane e i loro progetti nel campo delle discipline matematiche e scientifiche. Quando studiavo, la convinzione che le donne fossero ‘meno portate’ per le materie Stem era ancora molto radicata. Ancora oggi c’è chi lo crede, ma fortunatamente la voglia e la determinazione delle donne che inseguono i loro sogni è molto più forte. Nostro è il compito di aiutarle, lavorando per infrangere i restanti pregiudizi e per garantire loro pari opportunità rispetto ai colleghi uomini”, ha spiegato. “Si tratta di un passaggio imprescindibile -ha chiosato la ministra- poiché nel giro di 10 anni ci troveremo in un mondo del lavoro trasformato e il linguaggio fondamentale per poterlo vivere da protagonisti sarà quello delle materie scientifiche: dalla matematica, alla chimica, alla fisica. Meno donne nella scienza è sinonimo di minor ricchezza per il Paese. Infatti, il 75% dei lavori del futuro richiederanno competenze scientifiche e sarà quindi importantissimo aprire le porte delle facoltà e delle professioni scientifiche a sempre più donne”. “Il Premio Unesco – L’Oréal 'Per le Donne e la Scienza' è giunto alla sua ventesima edizione in Italia. In questi 20 anni abbiamo contribuito in modo attivo a supportare le giovani ricercatrici nei loro progetti di ricerca e nel loro percorso professionale, con tenacia e anticipando l’esigenza quantomai urgente di raggiungere la parità di genere nella ricerca e nelle discipline Stem. Non solo le donne possono contribuire in modo determinante al progresso scientifico, colmare il gender gap avrebbe anche un effetto positivo sulla crescita economica: abbiamo stimato che solo nell’Ue il Pil pro capite aumenterebbe tra il 2,2 e il 3% entro il 2050”, ha commentato Enrico Vicenti, segretario generale della commissione nazionale Italiana per l’Unesco.Con un messaggio scritto, la ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa ha fatto sapere che “Il ministero dell’Università e della Ricerca sta lavorando affinché per le scienziate, presenti e future, le strade della scienza e della conoscenza non siano delle salite irte di ostacoli ma un campo aperto e sempre più ricco. Lo studio e l’espressione del talento non devono essere conquiste ma diritti tutelati e supportati dalla comunità. Stiamo agendo per stimolare l’ingresso delle donne nel mondo accademico post laurea riservando il 40% di borse di studio alle ricercatrici e imponendo il vincolo del bilancio di genere e delle strategie di genere per accedere a fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. Messa ha dunque concluso: “Questo premio rappresenta un’iniziativa importante e incoraggiante, che stimolerà le donne con talento, capacità e una grande forza di volontà ad appropriarsi del posto che spetta loro nella scienza”.La giuria, presieduta anche in questa edizione dalla Professoressa Lucia Votano (Dirigente di Ricerca emerita Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e composta da un panel di illustri professori universitari ed esperti scientifici italiani, ha selezionato le sei vincitrici tra le oltre duecentocinquanta candidature pervenute. Dopo un’attenta valutazione, le ricercatrici considerate più meritevoli per i loro progetti nel campo delle Stem sono state: Chiara Borsari, chimica farmaceutica che lavora allo sviluppo di molecole innovative per studiare il ruolo di diverse proteine nella progressione dei tumori, al fine di aprire la strada a nuove terapie antitumorali mirate, Istituto ospitante: Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze Farmaceutiche; progetto 'Strategie antiglicolitiche innovative basate sull’attivazione selettiva nel tumore di inibitori covalenti'. E ancora Marisa Brienza, astrofisica specializzata nell’utilizzo di radiotelescopi per studiare l’effetto dei buchi neri supermassicci sull’evoluzione dell’universo, istituto ospitante: Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf): Istituto di Radioastronomia (Ira) & Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio (asS) di Bologna, progetto: 'Esplosioni dal passato: osservazioni radio a bassa frequenza per studiare la vita e gli effetti'. E ancora Martina Cecchetti, biologa che si occupa dell’ecologia e della gestione della predazione dei gatti domestici sulla fauna selvatica a Linosa, hotspot di biodiversità, Istituto ospitante: Dipartimento di Scienze Veterinarie, università degli Studi di Torino: Data Analysis and Modelling Unit, progetto: 'Predazione su specie vulnerabili da parte dei gatti domestici sull’isola di Linosa, hotspot di biodiversità'; Agnese Chiatti, studiosa delle applicazioni della robotica cognitiva e dei sistemi di Computer Vision, Istituto ospitante: Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano: Laboratorio di Intelligenza Artificiale e Robotica (AIRLab), progetto 'Metodi neuro-simbolici per migliorare l’intelligenza visiva dei robot: il caso dell’agricoltura di precisione'. Poi Vittoria Laghi, ingegnere civile strutturista che studia come poter impiegare la stampa 3D nelle costruzioni in acciaio per ridurne l’impatto ambientale, Istituto ospitante: Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali, Università di Bologna, progetto 'Come impiegare la stampa 3D metallica per realizzare elementi strutturali reticolari ad alta efficienza'; Sara Moccia, bioingegnere e studiosa delle metodologie di intelligenza artificiale per l’analisi automatica di immagini mediche con lo scopo di supportare i clinici nei percorsi diagnostici e terapeutici, istituto ospitante: Istituto di Biorobotica e Dipartimento di Eccellenza in Robotica ed Intelligenza Artificiale della Scuola Superiore Sant’Anna, progetto 'Artificial intelligence for preterm infants’ healthcare' (4PretermsAICare): l’intelligenza artificiale a supporto dello screening di disturbi legati alla nascita pretermine”.