Indossare la mascherina in un mondo senza mascherine

Nonostante non ci sia più l'obbligo, c'è chi preferisce continuare a usarle e chi si chiede se siano ancora utili: una breve guida

Dopo mesi in cui le mascherine sono state obbligatorie praticamente ovunque, da metà giugno in Italia l’obbligo di indossarle è rimasto solo per i mezzi di trasporto pubblici, le strutture sanitarie e le residenze sanitarie e socio-sanitarie assistenziali (RSA). Le nuove regole sono state decise in seguito alle ultime evoluzioni della pandemia, che continua a far rilevare un cospicuo numero di contagi, ma pochi casi di malattia grave grazie all’immunità tra la popolazione, ottenuta tramite il vaccino o precedenti infezioni. La fine dell’obbligo non implica però che sia scomparso il rischio di essere contagiati, e per questo molte persone continuano a indossare la mascherina nei luoghi pubblici, anche se ormai appaiono più come un’eccezione che la norma.

Tra le persone che scelgono di indossare ancora le FFP2 dove non è più obbligatorio ci sono soprattutto gli individui più a rischio come anziani, non vaccinati a causa di altri problemi di salute e persone con problemi al sistema immunitario, dunque più esposte a eventuali effetti del coronavirus. Ma ci sono anche persone vaccinate e in salute che preferiscono tenere la mascherina in particolari circostanze, per esempio quando si trovano in luoghi affollati o con scarso ricambio d’aria.

Vivere con la mascherina quando quasi tutto il resto del mondo non la usa porta inevitabilmente a farsi qualche domanda, soprattutto sull’efficacia del sistema per ridurre comunque il rischio di essere contagiati. In molti si chiedono se possa essere ugualmente utile o se debba essere assunta qualche precauzione in più, altri danno per scontato che offra una protezione più che sufficiente, esponendosi a qualche rischio in più.

Come è ormai diventato chiaro in due anni di pandemia, le mascherine sono efficaci nel ridurre i contagi nel momento in cui tutte le persone le indossano. Semplificando, in una stanza poco ventilata una persona contagiosa che usa la mascherina difficilmente ne contagerà un’altra se anche questa ne indossa una. Il rischio invece aumenta nel momento in cui solo una delle due utilizza una mascherina. Molto dipende comunque dal tipo di mascherina indossata: quelle di tessuto fanno poco per filtrare le particelle virali sospese nell’aria – emesse da una persona contagiosa quando parla, tossisce o semplicemente respira – quelle chirurgiche filtrano un po’ meglio, mentre le FFP2 si sono mostrate più affidabili.

Per questo motivo ormai da mesi le FFP2 sono il tipo di mascherina più raccomandato, e questo spiega anche perché in Italia il governo abbia scelto di indicare specificamente queste protezioni sui mezzi di trasporto (aerei esclusi) e negli altri pochi luoghi per cui è rimasto l’obbligo. Già prima della pandemia da coronavirus, le FFP2 avevano mostrato di avere buone capacità nel filtrare sostanze nocive sospese nell’aria di vario tipo. All’inizio del 2020 queste mascherine erano però difficili da reperire perché non c’era un’adeguata capacità produttiva e inoltre non era ancora completamente chiaro quali fossero i meccanismi di diffusione del coronavirus.

Altre analisi hanno invece provato a stimare dopo quanto tempo si riceve una “dose” sufficiente di coronavirus per essere contagiati. A contatto stretto con una persona contagiosa, si stima che siano necessari circa 75 minuti se si indossa in maniera adeguata una FFP2. Il dato è naturalmente medio e non è basato su tutte le variabili che possono intervenire, legate per esempio all’aerazione del locale, alla carica virale della persona contagiosa, alla capacità più o meno spiccata del sistema immunitario dell’altra persona di impedire l’infezione.

Molto dipende inoltre da come viene indossata la mascherina. A differenza di quelle chirurgiche, le FFP2 hanno una forma semirigida che riduce la possibilità di uno scorretto posizionamento sulla faccia, ma possono influire le caratteristiche del proprio viso e della mascherina. I produttori devono seguire requisiti minimi per avere la certificazione, ma ci sono comunque margini per fare le cose un po’ diversamente dagli altri, per esempio scegliendo elastici di un certo tipo o sistemi di saldatura del materiale delle mascherine differenti lungo i bordi. Queste piccole differenze possono determinare il livello di comfort e di sicurezza offerto dalla FFP2, ma non sono gli unici fattori.

Le FFP2 devono essere indossate assicurandosi che coprano naso e bocca e che i loro margini siano bene aderenti alla pelle del viso. In questo modo la mascherina può offrire un alto livello di protezione, sebbene non assoluto. Alcuni studi hanno evidenziato come circa il 10 per cento delle particelle che dovrebbero essere bloccate da una FFP2 indossata al meglio riescono comunque a raggiungere il sistema respiratorio, dopo un utilizzo di varie ore nel corso della giornata. Quasi nessuno indossa però una mascherina in condizioni ottimali, e per questo si stima che si arrivi a inalare circa un 20 per cento delle particelle che dovrebbero essere bloccate.

Il dato può apparire alto, ma occorre ricordare che le mascherine servono per ridurre il rischio, così come altre misure e precauzioni che abbiamo assunto nel corso degli ultimi due anni. Salvo isolarsi in un luogo dove non ci sia nessun altro essere umano, non c’è nulla che possa garantire una protezione assoluta contro il coronavirus, ma questo non significa certo che non si possano adottare sistemi e strategie per fare sì che il rischio rimanga basso.

Chi per motivi di salute o altre questioni teme il contagio, e ha quindi deciso di continuare a indossare una mascherina FFP2 anche dove non è obbligatorio, dovrebbe tenere in considerazione altri elementi.

Un dato da tenere d’occhio è per esempio l’incidenza di casi nella zona in cui si vive, che può fornire informazioni importanti sulla quantità di persone contagiose che si hanno intorno. Se il dato è intorno a 1-5 casi rilevati ogni 100mila persone si può stare relativamente tranquilli, mentre se supera la decina il rischio aumenta sensibilmente. Molte persone hanno però smesso di fare i test in farmacia quando stanno male: non li fanno in assoluto oppure scelgono quelli fai-da-te, non finendo quindi nei conteggi ufficiali. Inoltre, grazie alla maggiore quantità di immunizzati, è probabile che il numero di contagiati asintomatici sia piuttosto alto. È certo che in questa fase della pandemia la quantità di positivi sia molto sottostimata, probabilmente ancora di più di quanto avvenuto in altre fasi nei due anni precedenti.

Negli ambienti al chiuso il rischio non dipende solamente dalla possibilità di aerare o meno i locali e dalla quantità di persone che si trovano al loro interno, ma anche da che cosa fanno quelle persone. E queste differenze possono incidere sull’efficacia di tenere la mascherina, quando tutti gli altri non la indossano.

È invece più difficile fare stime e valutazioni sui rischi nei supermercati e in generale nei negozi. Molto dipende dal livello di affollamento e dalla grandezza degli ambienti. Considerato il tempo medio di permanenza in un supermercato e i locali solitamente grandi, il rischio sembra essere comunque contenuto.

Chi sceglie di indossare la mascherina, in circostanze in cui praticamente nessun altro la sta utilizzando, potrebbe provare un certo senso di disagio o percepire un po’ di giudizio da parte degli altri. In alcuni casi chi vorrebbe indossarla rinuncia proprio per questo, anche se in realtà non c’è nulla di male a volersi proteggere e ciascuno può avere più motivazioni per farlo: tutelarsi nel caso abbia altri problemi di salute o paura di ammalarsi, tutelare il prossimo per esempio in vista di una visita a parenti o amici anziani, o che potrebbero essere più a rischio per altri motivi.