Fondazione Carla Fendi e Festival dei due Mondi, arte e scienza si incontrano a Spoleto. Ce ne parla Maria Teresa Venturini Fendi

L’intreccio tra arte e scienza tessuto da Maria Teresa Venturini Fendi che lega Fondazione Carla Fendi al Festival dei Due Mondi esplode in Piazza Duomo a Spoleto tramite il progetto ARTIFICIAL ARTECHNOLOGY che ospita dal 24 giugno al 10 luglio l’opera Frammento Fatica N. 26 di Daniele Puppi e l’installazione REALITY? di Gabriele Gianni. Scienza e tecnologia sono argomenti introdotti dalla presidente Venturini Fendi all’interno dei temi di interesse della Fondazione Carla Fendi in quanto forze interpretative della realtà e inevitabili veicoli di comprensione dell’attualità e degli sviluppi che l’uomo ha applicato alle varie arti. Ripercorrendo i motivi che rendono centrale l’unione tra arte e scienza per le attività della Fondazione Carla Fendi, la presidente racconta il legame tra la Fondazione, il Festival dei Due Mondi, Daniele Puppi e Gabriele Gianni consegnando una chiave di lettura per le opere che gli artisti esporranno quest’anno al Festival dei Due Mondi.

Quali sono gli obiettivi della Fondazione Carla Fendi e quali sono le attività artistiche a cui dà più risalto?
«Gli obiettivi sono tanti, tutti presenti nello statuto della Fondazione che si occupa di cultura a 360 gradi, svolgendo attività di divulgazione culturale, restauro dei beni culturali, finanziamenti per borse di studio indirizzate anche ai giovani stilisti. Si tratta di obiettivi disegnati da Carla Fendi e reinterpreti in modo autonomo da me. Ho pensato di introdurre anche la scienza, che si potrebbe contemplare come una materia umanista, perciò c’è ampio spazio dedicato alla divulgazione scientifica. La fondazione cerca di privilegiare l’arte che ha delle applicazioni tecnologiche perché è l’arte del nostro tempo, ma anche la musica e la letteratura, infatti in passato ho portato sulla scena testi di Isaac Asimov che è stato uno scrittore di fantascienza e uno scienziato, capace di prevedere il mondo di oggi. In generale ho imparato a considerare gli scienziati le nuove star del futuro».

Cosa intende dire quando parla di scienza da contemplare come materia umanista?
«Ci sono molte discipline umaniste che derivano dalla scienza, come la musica, le scale matematiche, oggi anche l’arte e la tecnologia. Ad oggi ci troviamo di fronte ad una svolta epocale perchè la tecnologia scientifica interagisce con l’uomo, addirittura con il corpo dell’uomo, quotidianamente e ad una velocità incredibile. Inoltre la scienza permette di generare scoperte che a loro volta stimolano e permettono altre scoperte in più campi come quello medico, generando dei benefici sulla vita dell’uomo».

Quali sono i punti di raccordo tra la Fondazione Carla Fendi, il Festival dei Due Mondi e la scienza?
«Spoleto è il più prestigioso festival d’Italia quindi ha una funzione caleidoscopica per presentare i lavori artistici di varia natura. La direttrice artistica del Festival di Spoleto, Monique Veaute, è una donna che spazia dalla tradizione più classica fino al contemporaneo e al mondo sperimentale. Mi è sempre sembrato normale che un festival così importante desse uno sguardo anche a quello che è il mondo nuovo, quello di oggi, che ci riguarda personalmente e che lasceremo ai nostri figli».

Com’è nato l’interesse per il digitale?
«Da una mia curiosità personale per i temi attuali. Sono nata nella creatività, nel mondo della moda, del cinema, dell’arte, più il tempo passa più rimango affascinata da argomenti che non conosco e per questo è interessante sondare il mondo della scienza. Ci sono stati anche degli incontri fondamentali nella mia vita che ho avuto quando ero ragazza come quello con Stephen Hawking, una figura romantica che mi ha affascinato molto. L’avevo anche invitato al Festival di Spoleto, ma è morto poco prima, così abbiamo invitato la figlia Lucy Hawking».

Qual è il rapporto della Fondazione Carla Fendi con i due artisti Daniele Puppi e Gabriele Gianni? 
«Noi siamo dei main partener del festival dei due mondi, dove presentiamo delle installazioni, ossia diamo delle committenze. Quest’anno ci sarà Frammento fatica N. 26 di Daniele Puppi, artista talentuoso che si cimenta con tutto ciò che è tecnologico e che conosco e ammiro da molti anni. Presenteremo anche l’installazione 3D di Gabriele Gianni che è un bravo regista e disegnatore, lui crea le animazioni dei suoi film. Gianni conduce lo spettatore attraverso un percorso mistico in una tecnologia aumentata che si sposa con la spiritualità del luogo. Sono venuta in contatto con lui a seguito di una ricerca mirata, volta a sperimentare qualcosa di nuovo. Desideravo creare docufilm che narrassero la biografia di vari scienziati, Gabriele con le sue animazioni era molto adatto».

Che tipo di dialogo instaura Puppi, tramite i suoi lavori, con gli spazi di Spoleto?
«L’opera di Puppi è una mano gigantesca che pare uscire dal teatro e trattenerlo, a me piace vederlo come una presa che protegge il passato, o meglio la cultura che nasce dal passato ed è da lì che nasce la cultura presente. Il teatro Caio Melisso Spazio Fendi è un gioiello secentesco in questa Piazza del Duomo di Spoleto che parla del rinascimento. È straordinario inserire in questo contesto una mano contemporanea. È un propulsore poetico. Lascia comunque libera interpretazione, ognuno ci vede una cosa diversa. Qui c’è preservazione della cultura umanista. Sono le chiavi del passato che ci danno la possibilità di aprire le porte del futuro».

Oltre Spoleto quali sono i prossimi progetti in cantiere della Fondazione Carla Fendi?
«Stiamo aprendo un’area molto interessante in uno dei più grandi centri al mondo di ricerca scientifica, ma svelerò il resto quando lo inaugureremo. Inoltre penso di scrivere un libro sul mecenatismo di Carla, poiché aveva la peculiarità di vivere di risorse proprie, rendendo l’arte e la cultura accessibili a tutti, senza l’obiettivo finale di fare pubblicità commerciali».