Crisi energetica, il mondo a caccia di gigawatt alla faccia dell'ambiente

Crisi energetica, il mondo a caccia di gigawatt alla faccia dell'ambiente

Alcune nazioni sono già al collasso come Sri Lanka e Pakistan, altre si lanciano alla corsa al carbone, come Australia, Germania e soprattutto India. Quanto basta per annullare ogni riduzione delle emissioni nocive a livello globale fatta fino a oggi.

In Italia si piangono bollette dal costo esorbitante ma la crisi energetica colpisce duramente anche dall'altra parte del mondo, laddove il costo della produzione sta aumentando e la popolazione è di miliardi di persone. Negli ultimi giorni lo Sri Lanka ha visto decine di migliaia di persone fare la fila alle pompe di carburante per fare il pieno, acquistando idrocarburi non soltanto per la mobilità quanto per far funzionare generatori di corrente. In Bangladesh agli esercizi commerciali, da sempre aperti con orari estesi, è stato imposto di chiudere alle 20 per risparmiare energia, mentre in India e Pakistan le continue interruzioni di corrente costringono le scuole e le attività a chiudere, mentre i residenti devono rinunciare all'aria condizionata proprio mentre ondate di calore producono temperature intorno ai 40 °C.

Il fenomeno sembra purtroppo destinato ad allargarsi alle zone povere del Pacifico, dove i segnali di difficoltà possono essere meno evidenti ma potrebbero avere conseguenze di vasta portata. Anche in paesi relativamente ricchi come l'Australia, le preoccupazioni economiche stanno iniziando a emergere poiché i cittadini avvertono l'aumento del prezzo dell'energia: nel primo trimestre 2022 è salito del 141% rispetto allo scorso anno; le famiglie sono state invitate a ridurre i consumi e il 15 giugno, per la prima volta, il governo australiano ha sospeso a tempo indeterminato il mercato libero nazionale dell'elettricità nel tentativo di abbassare i prezzi, di allentare la pressione sulla catena di approvvigionamento energetico e prevenire i blackout.

Ma è l'India, dove la domanda di energia ha recentemente raggiunto livelli record, che illustra più chiaramente perché questa è una crisi globale. Con temperature alte e blackout continui, Nuova Delhi ha deciso di ricominciare a importare carbone dalla fine dello scorso mese di maggio, operazione che aveva sospeso dal 2015 seppur continuando a essere il terzo Paese al mondo per emissioni di anidride carbonica.

La crisi pare essere generata da una somma di fattori: la crescente richiesta di energia generata dalla ripresa post-Covid si è sommata agli effetti della guerra tra Russia in Ucraina, due eventi che hanno ribaltato le strategie programmatiche sull'approvvigionamento, con un divario sempre maggiore tra domanda e offerta. Tra il 2020 e il 2021 la quantità di energia richiesta dal mercato è stata molto bassa sia per il blocco delle attività produttive, sia per la riduzione – quasi l'azzeramento – degli spostamenti, mentre oggi la domanda di carburanti sta aumentando e l'improvvisa concorrenza sta portando al rialzo i prezzi di carbone, petrolio e gas.

L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, terzo produttore mondiale di petrolio e il secondo esportatore di petrolio greggio, ma colpito da sanzioni, ha spinto molti paesi a cercare fornitori alternativi e questo fa aumentare i costi e riduce le quantità disponibili, innescando una vera battaglia commerciale per l'approvvigionamento energetico a livello globale. Il carbone costa cinque volte più di quanto costasse nel 2021, il gas naturale arriva a dieci volte tanto, e le nazioni in via di sviluppo risultano ovviamente le più colpite. La bilancia commerciale di queste nazioni è sfavorita, poiché importano a prezzi molto alti ma continuano a esportare al costo di prima per poter essere concorrenziali. E più importano, peggio sarà per loro. In Pakistan la fornitura d'energia è quasi cinque gigawatt al di sotto della domanda, così a restare al buio e al caldo potrebbero essere fino a 5 milioni di case. Lo ha detto il ministro dell'informazione Marriyum Aurangzeb, ammettendo che la nazione si trova innanzi a una crisi energetica di proporzioni mai viste.

In Australia il ministro dell'energia Chris Bowen ha recentemente chiesto alle famiglie del New South Wales, che include Sydney, di non utilizzare l'elettricità per due ore ogni sera. La conseguenza di questa situazione sarà ovviamente il ricorso a fonti energetiche più economiche e meno ecologiche, con buona pace di ciò che di buono si stava facendo per rallentare il cambiamento climatico. Infatti, il governo del New South Wales ha utilizzato i poteri legislativi concessi da uno stato di emergenza per fornire carbone alle centrali locali al posto che esportarlo.

Ma se l'Australia possiede un mix di tecnologie per la produzione di energia elettrica, altrettanto non si può dire per l'India, Paese con 1,3 miliardi di persone che fa affidamento sul carbone per circa il 70% della sua produzione. Se questa percentuale dovesse aumentare, gli effetti sulle emissioni sarebbero molto più gravi di quelli causati da nazioni come Usa, Australia ma anche Germania e Italia. E addio a trattati per contenere il riscaldamento globale sono la soglia di 1,5 o 2 gradi entro la fine del decennio.