Covid “su tela”, quando la scienza incontra l’arte

Il connubio fra Ciccozzi e la professoressa De Matteis ne sono l’esempio

Questa nicchia di replicazione è composta da vescicole rotonde e da uno strettissimo cunicolo che mette in comunicazione queste vescicole col reticolo endoplasmatico della cellula ospite. Con questo studio abbiamo identificato le proteine virali non strutturali (NSP) che generano la nicchia di replicazione di SARSCoV-2.

I nostri risultati forniscono particolari e importanti informazioni sull’attività biologica di NSP6 di SARSCoV-2 e di altri Coronavirus e hanno il potenziale di alimentare la ricerca di agenti antivirali più ampi, attivi anche contro nuove forme di SARS – CoV-2, e non solo”.

Il maestro Giancarlo Ciccozzi è stato catturato dalle immagini di microscopia che mostrano i dettagli dell’organizzazione della nicchia replicativa.

Ci dice: “Ho pensato di realizzare un’opera che rappresentasse istintivamente il lavoro fatto dal gruppo della
Professoressa De Matteis. Pochi dubbi. Per me è stato un onore e un piacevole lavoro per esaltare e far capire, anche attraverso l’arte, il laborioso impegno dei ricercatori come la professoressa Antonella”.

La stessa prof.ssa De Matteis ci dice: “Giancarlo Ciccozzi, persona sensibile alle evoluzioni della società odierna, è capace di vedere il mondo anche con gli occhi di quell’artista pluripremiato di livello internazionale. Attraverso la sua opera pittorica, l’autorevolezza del genio, della inventività e, della passione di chi nell’ombra, studia, crea e lavora”.

Nature, insieme a Science, le pubblicazioni più prestigiose nell’ambito della comunità scientifica internazionale, hanno individuato un punto di contatto fra i territori, oggetto di indagine della Biologia e della ricerca molecolare, lo studio cellulare e fisiopatologico, le composizioni materiche, assieme al dosaggio, alle modalità, alle sovrapposizioni dei colori e, non per ultimi, ai concetti dell’arte contemporanea. Cosa che aveva già interessato la scuola di Pitagora e il suo “mentore”, secondo il quale, c’è una armonia del mondo che è legata ai numeri, ai rapporti numerici, alle figure geometriche; realtà immortali, spirituali, che non partecipano della caducità delle cose terrene.

Quello intuitivo – scrisse Hadamard – è sostanzialmente analogo al modello creativo degli artisti. Si nutre di analogie, di metafore, di immagini, di esperimenti mentali.

Quello analitico è all’opposto, fondato sulla rigida applicazione di una logica formale, spesso della logica matematica, che lascia (sembrerebbe lasciare) poco spazio all’intuizione.

Non può esistere una separazione tra arte, letteratura e scienza. Più in generale, ogni divergenza può essere considerata come una “schisi innaturale” di un processo a cui l’uomo rimane un estraneo.

Ogni sforzo della cultura umana in monadi non comunicanti si risolve nella costruzione di un “mostro” artificioso e indefinibile. Molti scienziati, come la professoressa De Matteis, sono straordinariamente attenti ai coinvolgimenti sociali dell’arte della modernità, ne osservano ogni inclinazione che li interpreta e li descrive, con sagacia, perché ben comprendono e ne promuovono gli innumerevoli luoghi significativi e gli intrecci della reciproca influenza connessi a scienza e arte.

Il connubio fra Ciccozzi e la professoressa De Matteis ne sono l’esempio.
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