La promessa di Macron ai francesi: “Notre-Dame ricostruita in 5 anni” - La Stampa

Il presidente in diretta tv: «Sarà più bella di prima, la nostra storia non si ferma». Nel mirino degli inquirenti le imprese addette al restauro. Il rogo “non è doloso”

Non si è trattato di un incendio doloso: i magistrati francesi, che indagano sul rogo di Notre-Dame, persistono e continuano a ostentare una buona dose di sicurezza su questo punto.

La Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta per «distruzione involontaria attraverso un incendio», affidata alla direzione regionale della polizia giudiziaria, che ha già mobilitato 50 inquirenti. Insomma, non sarebbe un incendio doloso, ma di sicuro un errore da qualcuno è stato compiuto, se quel tetto, in parte ancora originario del tredicesimo secolo, conservato attraverso guerre a ripetizione, è andato in fumo in poche ore nella notte fra lunedì e martedì.

Gli occhi sono puntati sulle imprese che stavano conducendo proprio a quell’altezza un delicato lavoro di restauro. Intanto, ieri sera, Macron ha parlato alla nazione, ma non si è voluto pronunciare sull’inchiesta. Ha invece promesso che «la ricostruzione della cattedrale sarà completata da qui a cinque anni. E sarà più bella di prima». L’incendio di Notre-Dame,ha detto, «ci ricorda che la nostra Storia non si ferma mai. Ci sono sempre prove da superare. Quello che crediamo indistruttibile può essere colpito. Tocca a noi francesi assicurare la continuità».

Ieri è stato anche il procuratore di Parigi, Rémy Heitz, a ribadire che «niente allo stato attuale va nella direzione di un atto volontario». Niente di più, per il momento. Mentre fonti vicine all’inchiesta sottolineano che questa sarà «lunga e complessa». Alcuni elementi su cui gli inquirenti stanno lavorando sono già noti. I lavori di ristrutturazione nella parte alta della cattedrale erano iniziati da meno di un anno. Un’impalcatura era stata montata intorno alla guglia, crollata durante l’incendio, e sul tetto, un insieme di travi di legno ultrasecco e antico che si allungava su 110 metri. L’obiettivo prioritario era recuperare la guglia, con un rivestimento in piombo estremamente degradato.

Un’impresa si è occupata di montare l’impalcatura a quell’altezza e un’altra aveva appena iniziato i lavori di restauro. Altre tre, comunque, erano coinvolte in ulteriori interventi che progressivamente dovevano recuperare tutto l’esterno di Notre-Dame.

Lunedì, quando è scattato l’allarme, gli operai che lavoravano quel giorno nel cantiere, in tutto una trentina, erano già andati via, ma, come indicato da fonti vicine all’inchiesta, «il fuoco poteva già covare da ore». La polizia ha iniziato a interrogare i lavoratori già nella notte tra lunedì e martedì. Nuovi interrogatori sono previsti oggi, anche di altri dipendenti di queste aziende. Ebbene, secondo fonti della polizia citate dal quotidiano «Le Parisien», un focolaio d’incendio sarebbe stato causato da un lavoro di saldatura su quella struttura in legno del sottotetto. La notizia, però, è stata poi smentita a «Le Monde» da François Chatillon, responsabile dei Monumenti storici. «I lavori – ha detto – non erano ancora cominciati, solo l’impalcatura era in fase di montaggio. L’ipotesi di una saldatura non è quella giusta».

Il problema è che il tetto, intanto, è stato distrutto e non sarà facile capire cosa è successo analizzando i pochi detriti superstiti e bruciati. In ogni caso, fino a ieri, la polizia scientifica non è potuta penetrare all’interno della cattedrale, per effettuare dei prelievi, perché non si è ancora riusciti a mettere in sicurezza la struttura. È ancora troppo pericoloso.

L’inchiesta dovrà anche rispondere ad altre domande. Lunedì l’allarme del sistema anti-incendio è scattato una prima volta alle 18 e 20 ( gli operai erano già usciti), ma non è stata trovata traccia di un incendio. Si è dovuto aspettare una nuova allerta alle 18 e 43, perché si chiamassero i pompieri. Perché alla prima non si sono individuate le fiamme? Non solo: i pompieri, si sono trovati ad agire con 18 lancia acqua, i cui gettiti all’inizio non riuscivano a raggiungere il tetto in fiamme. Possibile che non sia stato pensato in precedenza un piano d’azione idoneo in caso d’incendio sul tetto?

Intanto, ieri, prima che parlasse ai francesi in diretta tv, Macron ha anche ricevuto una telefonata da papa Francesco, che ha espresso la sua solidarietà al popolo francese. Poi, il presidente, nel suo discorso, ha lanciato una sorta d’appello all’unità della nazione: il proclama che tiene uniti tutti diventa la volontà di ricostruire la cattedrale «più bella di prima, da qui a cinque anni».